Accadde domani.
Non so quello che il futuro mi aspetta. Non so se domani sarò vittima di una grande delusione. Oppure vedrò scoppiare di lacrime le persone che mi vogliono più bene.Questo non posso dirlo. Di una cosa sono certo. E ne faccio partecipi quanti mi leggono con lo stesso affetto di chi domani mi stringerà, mi scompiglierà i capelli e sarà orgoglioso di me: in questi tre mesi che mi hanno portato fino al palco di legno che mi separa da domani, fino al respiro rosso delle poltroncine di velluto, nelle mie sere tristi e dure di lacrime, non mi sono mai sentito solo. Ho una famiglia che mi ama. Che domani sarà presente per ricordarmi che comunque vada io sono importante, che la persona che sono non dipende da un voto espresso in centesimi, ne dal momento in cui vestendo una toga nera con coccarda si passa da un momento all'altro della vita. No. Tutto quello che accadrà domani voglio riservarlo al parsimonioso conteggio dei cronometri ticchettanti. Voglio riservarlo alle signore inperlate e alle colate di mascara. Agli uomini in cravatta e doppiopetto. Quello che voglio conservare di questo momento è l'oggi: è la mia famiglia che mi guarda e sorride. E' la presenza certa, anche se non fisica, dei miei tre fratelli speciali. E' la sensazione che domani avrò, ne sono sicuro, di mani amiche sulle spalle, di una piccola spinta, di un trampolino verso il volo. Non chiedetemi poi cosa ne sarà. Tutto questo io non posso dirvelo. Lasciatemi questo ricordo. In una cornice di rosso velluto, scarlatto, malinconico e al pari doloroso come il sangue che esce da una puntura di spillo.