Sempre più luce fuori. E più buio dentro.
L'estate ti tormenta. Ti si attacca addosso come certi cagnolini in calore vogliosi di eros cinofilo. E pure oggi che è settembre. Pure oggi che l'aria è più fresca continua a girare per la stanza. Uscire dalla doccia e aprire gli armadi come una vecchia amica piombata in casa fra capo e collo a provarsi i vestiti alla ricerca di qualcosa da mettere. Ospite indesiderata [che se dipendesse da te tu andresti in letargo il 1° Giugno per riaprire gli occhi il 1° Ottobre]. La vuoi vedere crepare, asfissiare, sbattere sui muri e sanguinare per tingere le foglie di rosso. La vuoi vedere stuprare, mentre il suo dorato tinge tronchi di querce e castagni. Hai bisogno di un paesaggio diverso, di nuvole grigie all'orizzonte perchè la gara con te stesso alla lunga distanza ti ha stancato. E allora dannazione perchè non piovi? L'altra mattina ti ha preso in giro. Stavi disteso a pancia in su tra la veglia e il sonno. La porta aperta che la luce entra fin dall'alba nella tua stanza. E d'improvviso la senti. Plik. E' la prima goccia di settembre, la prima goccia dell'autunno. E sbarri gli occhi. Ti accorgi che sei impreparato. Salti giù dal letto come chi sente le sirene di una nave che affonda e si ritrova con i piedi immersi nell'acqua. Riesci a chiudere la finestra sul tetto [la tua mente si prepara già allo scroscio improvviso, i muscoli tesi nello sforzo di bilanciare una piccola apertura per l'aria ma di non fare entrare l'acqua]. Ritorni a sederti sul letto. Ed è già finito. Il sole illumina con sgarbo il terrazzo. E tu ti rendi conto che hai perso la prima pioggia d'autunno perchè troppo preso dal chiudere le finestre. Inutile e frustrante.
Continui ad ascoltare in ripetizione convulsiva il cd di un uomo che dicono fra poco si ammazzerà. C'è una canzone che ti piace tanto e che parla di te, con accenti eccessivi e un pò sentimentali. Con quel pizzico di giusta follia che ti fa ridere, che ti fa piangere, che fa dire a una certa persona "tu non ti fai capire mai". E allora non ci sarà niente oltre quello che c'è stato pensi che sia la frase più sciocca ma anche più coerente con il quale chiudere una situazione. Anche se stavolta non l'hai detta tu. Strano ma vero. Malinconie patologiche iniziano a farsi sentire come i mali di stagione: ad alcuni il raffreddore. A te il resto. E così per un poco riprovi tenerezza e nostalgia. Guardi indietro ai bivi precedenti. Guardi avanti alla strada che c'è [sempre più vuota e solitaria.Anche se è ben illuminata. Anche se non ci sono erbacce. Anche se i lupi li hanno stanati tutti. Anche se.] Prendi le mappe e in pochi secondi diventano farfalle di carta che volano dappertutto intorno. Perchè forse è anche bello così. Senza progetti e senza piani. Aspettando la prima goccia dell'autunno. Perchè tu lo sai che quelle erano solo le prove generali.
[L'avrei dovuta prendere in parola. Ma io non seguo mai la prima strada.]