Ai sensibili appena nati, e tu lo sai ( sei) dovrebbero dare due settimane di vita. La prima per vedere il mondo. La seconda per decidere se restarci o meno. Nella maggioranza dei casi ( e tu lo sai/sei) rifiuterebbero con una scrollatina della testa e accetterebbero di buon grado di richiudere gli occhi. E così anche tu. D'improvviso (come sempre) il tempo è pochissimo e ristretto. Troppe le cose da fare. E tu in un impeto di ordine rimetti a posto nella stessa notte un cassetto, due ante dell'armadio e la tua intera collezione di borse. Vivi in ipermotricità. Anche nel sonno. Se prima ne bastava uno adesso ti svegli già stanco di aver sognato troppo, con i ricordi di tre vite parallele vissute in contemporanea e senza un attimo di tregua. E così in uno hai un braccio ferito che non smette di sanguinare nonostante la tua applicazione da prontuario medico di un laccio emostatico. Nella vita seguente conosci Kariòn, un ragazzo veneto dai capelli scurissimi e gli occhi tristi di cui nessuno capisce il dolore. Nella terza vita perdi i bagagli scendendo da una nave. Poi di seguito hai violenti litigi con una ragazza che poi scopri che altro non è che la proiezione futura della tua cugina infante. Insomma. Di notte fatichi e lavori più che di giorno. E poi ci sono storie di spionaggio, di yogurt densi per sportivi, di fintointellettuali simpatizzanti con aste degli occhiali verde fluo. E poi ci sono cose che metti da parte e che provi a dimenticare, cose che superi (come superi le buche correndo, come superi nuotando le notti in cui non riesci a prendere sonno) e cattive abitudini farmacologico alimentari. Ci sono pensieri sbilenchi a cui puoi dedicare un intero pomeriggio senza giungere a niente e sensazioni che a pelle ti hanno già delineato tutto. Ci sono due cappotti nell'armadio (uno nero per la morte. uno rosso per l'amore. Ma siccome il secondo non arriva mai, allora facciamo che sono tutti e due per la morte. E almeno avrai qualcosa da indossare.) E poi c'è una sensazione di vuoto (qua? la? Dove ti fa male? Cosa senti?) che a volte riesci a gestire con la giusta serenità e a volte non riesci a soffocare l'impellenza di colmarlo in qualche modo. E poi hai nuove droghe sottili al gelsomino, pasticche alla violetta da sperimentare. E vorresti avere un vecchio giradischi da portare nel posto in cui. Beh no. In realtà a conti ben fatti non ce l'hai nemmeno più " un posto in cui" dopo lo stupro sentimentale da te scoperto un grigio pomeriggio di qualche settimana fa. Il tempo si è allungato ma tu non trovi il passo giusto con cui affrontarlo. E sulla tua testa si avvicina un numero dispari che un pò fa paura e un pò protegge come il sorriso enigmatico di Penthotal.